Latte si – Latte no

Noi esseri umani, come tutti i mammiferi, cresciamo e ci sviluppiamo nella pancia della mamma. Qui mangiamo e respiriamo attraverso il suo sangue reso asettico dal sistema immunitario, siamo protetti dalla sacca del liquido amniotico e siamo avvolti da un utero muscoloso tenuto chiuso da un tappo che impedisce il passaggio di parassiti, virus, batteri.
Una volta usciti dall’utero materno non siamo creati per vivere senza batteri e infatti appena la sacca protettiva delle acque si spacca, comincia la colonizzazione.
Quindi se prima siamo costituiti al 100% da cellule umane, rapidamente siamo occupati da così tanti esseri viventi minuscoli che a livello cellulare siamo umani solo al 10% e microbi al 90%.
Non lo notiamo solo perché le cellule umane sono molto più grandi. Fra i numerosi tipi di batteri esistenti, se ne distinguono di buoni e meno buoni.

Una volta fuori dall’utero con l’allattamento materno incrementiamo i batteri buoni. Infatti il latte materno fornisce i microbi (tra questi i bifidobatteri) che contribuiscono a plasmare le future funzioni dell’organismo con il sistema immunitario e il metabolismo riducendo il rischio di intolleranze, di soffrire di allergie, asma o dermatiti atopiche . Per esempio una carenza di bifidobatteri nell’intestino di un bimbo di un anno di vita può inseguito causare problemi di sovrappeso. Inoltre il latte materno ha tante altre virtù come il garantire da solo l’adeguato fabbisogno alimentare di un bambino, procurargli una parte del sistema immunitario della madre, possedere anticorpi in grado di fermare batteri nocivi che per esempio arrivano con le leccate degli animali domestici.

Si può quindi dichiarare che il latte materno è un alimento unico e non riproducibile poiché la sua composizione dipende da diversi fattori tra cui parto a termine oppure no, naturale o cesareo, tempo complessivo dell’allattamento etc. e nessun latte artificiale, pur garantendo la regolare crescita del bambino, ne possiede uguali qualità anche perché il latte materno è un alimento vivo.

Con lo svezzamento la composizione del cibo da digerire cambia completamente e con lui anche il mondo dei batteri del bambino inizia a variare fino ad arrivare ai tre anni di vita, con una flora intestinale relativamente matura e le specie batteriche sono passate da poche a molte centinaia.

Concluso lo svezzamento l’uomo è in natura l’unico mammifero a continuare ad assumere latte e non potendolo avere dalla sua stessa specie, utilizza quello di altri mammiferi. Neanche lo scimpazè con il quale condividiamo il 99% del codice genetico consuma latte dopo lo svezzamento.

Il latte ha come componente il lattosio che consiste in due molecole di zucchero legate chimicamente. Tutti possediamo i geni per la digestione del lattosio. Solo in rari casi esistono effettivamente problemi congeniti. Per la maggior parte di tutti gli esseri umani, però il gene si disattiva gradualmente con la crescita, d’altronde, a un certo punto si smette di essere allattati al seno o con il biberon.
Più si invecchia, più aumentano le probabilità di aver perso la capacità di scomporre gli zuccheri del latte. Infatti il lattosio si scompone appena tocca la parete intestinale e i singoli zuccheri vengono assimilati. In mancanza dell’enzima insorgono i disturbi tipici dell’intolleranza: mal di pancia, diarrea o flautolenza. E’ comunque improprio dire che gli zuccheri del latte non vengono digeriti, semplicemente passano dall’intestino tenue a quello crasso dove alimentano batteri produttori di gas. Per questo la flautulenza e gli altri disturbi altro non sono che un saluto riconoscente da parte di microbi ipernutriti.

La buona salute dell’essere umano dipende anche dall’ avere il sangue ad un PH leggermente basico ossia ad un valore leggermente superiore al valore neutrale che per convenzione è pari a 7.
Per contro il prorogarsi nel tempo della condizione di acidosi predispone il corpo ad ammalarsi
e i sintomi che si manifestano inizialmente sono: stanchezza, raffreddore, lacrimazione, allergia, influenza, sinusite, emicranie, gonfiori fino ad arrivare a congestioni, infiammazioni, presenza eccessiva di muco.

Le cause dell’acidosi oltre a stress, nicotina, alcol, inquinamento, sono da ricercare in uno sbilanciamento alimentare che eccede nel consumo di alimenti ad alto contenuto di zuccheri (bevande, dolci, merendine,snack), di oli idrogenati, di additivi alimentari, di insaccati,di prodotti inscatolati a lunga conservazione e di latte e derivati. Quest’ultimi, come tutte le proteine di derivazione animale sono altamente mucogeni e acidificanti.
Inoltre studi condotti ad Harvard hanno dimostrato che il consumo di latte non ha alcun effetto sulla prevenzione o cura dell’osteoporosi. Questa patologia infatti è dovuta alla perdita di minerali dalle ossa in seguito all’instaurarsi di uno stato di acidosi. L’organismo, alla ricerca dell’equilibrio acido-basico, interviene immettendo nel sangue ioni calcio, magnesio e potassio che preleva appunto dalle ossa.
Lo stesso calcio che proviene dal latte, ma che altera il giusto equilibrio del PH, lo si può invece reperire da alimenti basificanti quali frutta e verdura come cavoli, broccoli, bieta, asparagi, indivia, fichi o semi di sesamo, mandorle o ancora sardine, crostacei, molluschi.

Detto questo se constati che eliminando il bicchiere di latte migliora la tua salute di pancia, sei in grado di stabilire quanto lattosio puoi ancora tollerare.

Se hai piacere lascia un commento su quella che è la tua esperienza.

Walter Riscossa

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