I pilastri del successo professionale in fisioterapia

Oggi voglio raccontarvi qualcosa di me, perché credo che la mia esperienza condivisa possa essere utile sia a chi intraprende oggi un’attività in campo riabilitativo, sia anche a chi, da anni, come me si smazza per offrire un servizio sempre migliore ai propri pazienti.

Parto da una frase che ho sentito spesso pronunciare: “Eh, i tempi sono cambiati, non è più come una volta che ti laureavi e trovavi subito un buon lavoro”.

Questo è vero. 20 anni fa – quando mi sono laureato io – non era difficile trovare un lavoro che ti consentisse di guadagnare una cifra almeno decorosa e di svolgere un’attività gratificante.

Oggi, soprattutto nell’Italia da cui provengo e dove ho vissuto fino allo scorso anno prima di trasferirmi a vivere in Ticino, i fisioterapisti neolaureati si trovano spesso in difficoltà nella ricerca del lavoro e talvolta questo è sottopagato e non troppo entusiasmante.

I tempi sono cambiati. Questo è certo.

Ma come dice Italo Pentimalli: “Tutto cambia, è lo stato naturale delle cose”.

Ed ecco allora che oggi voglio raccontarvi quelle che sono state le basi del percorso formativo che mi ha consentito di distinguermi e di creare una nicchia professionale che oggi mi consente di fare ciò che più mi piace in totale autonomia.

Li ho chiamati i tre pilastri della riabilitazione:

  1. Sapere
  2. Saper Fare
  3. Saperci Fare

Su questi sono convinto si fondi il successo in riabilitazione (ma non solo). Vediamoli meglio assieme nel dettaglio.

Il Sapere rappresenta le nostre conoscenze culturali teoriche circa quello che compete la nostra professione.

Il Saper Fare rappresenta come noi sappiamo mettere in pratica attraverso la nostra azione pratica il nostro Sapere.

Il Saperci Fare, infine, è quell’attitudine attraverso cui si esprime il nostro Sapere ed il nostro Saper Fare nella relazione con gli altri.

Spesso chiedo ai colleghi, durante i miei corsi, quale a loro parere sia il pilastro più importante.

Le risposte sono le più varie ma osservo in loro un grande desiderio di “Sapere” e “Saper Fare” che si esprime nelle loro domande.

E questo credo sia una conseguenza della formazione accademica dove si dà, anche giustamente, grande importanza a questi primi due pilastri.

Inoltre osservo come il “Sapere” ed i “Saper Fare” si pensa di poterli apprendere dai testi accademici o da qualche mentore, mentre per quanto riguarda il “Saperci Fare” questa appare come una dote innata.

Ho compreso sulla mia pelle, in questi 20 anni di professione, come le cose non stiano esattamente così e come la formula del successo e dell’autonomia professionale sia un giusto mix tra questi tre pilastri.

Come dicevo i tempi cambiano e se, solo fino a 20 anni fa (prima di Google) il “Sapere” rappresentava il pilastro più importante del successo professionale, nel tempo questo ha passato il testimone al “Saper Fare”.

E questo è evidente: in passato per avere informazioni e quindi “Sapere” occorreva acquistare grossi e costosi tomi e con molto “sedere sulla sedia” studiarli in maniera approfondita fino a memorizzarli.

I testi erano difficili e pesanti da trasportare. Quindi il sapere era tenuto in massima considerazione perché chi sapeva si differenziava dagli altri proprio per questo motivo. Portava dentro di sé il “Sapere”.

Con l’avvento del web e di Google oggi possiamo osservare, dentro i nostri studi, pazienti o genitori che, almeno all’apparenza, ne sanno parecchio sull’argomento salute e riabilitazione.

E così, negli ultimi 20 anni, abbiamo assistito al proliferare di corsi di aggiornamento sempre più interessanti dove viene insegnato al terapista non solo il sapere teorico ma anche come il docente dovrebbe trasmettere il suo “Saper Fare”, la sua esperienza.

Questi corsi sono frequentati dalle giovani leve di terapisti desiderosi di acquisire quelle capacità che troppo spesso la scuola e l’università non ha dato loro.

E questo è sicuramente un bene.

In questi ultimi 3-4 anni, complice la crisi che ha colpito in maniera indiretta anche il settore riabilitativo, molti terapisti hanno cominciato a capire che “Sapere” e “Saper Fare” sono una buona base per sopravvivere, ma non sono più sufficienti per distinguersi ed ottenere il successo professionale che ciascuno di noi merita.

Il “Saperci Fare” è quindi diventato l’ultimo pilastro, quella caratteristica distintiva che fa si che un paziente informato e che magari ha già “provato” diversi tuoi colleghi decida di affidarsi proprio a te per quel suo annoso problema.

Per mia esperienza personale il “Saperci Fare” è una caratteristica che può essere appresa così come si può imparare l’origine e l’inserzione dell’ileo-psoas oppure a manipolare una cervicale.

In tempi recenti infatti ci sono stati studi sul “funzionamento” delle persone di successo e si è potuto osservare come, ciascuna con le proprie peculiarità, tutte adottassero abitudini comuni.

Quindi si è provato a riprodurre alcuni dei loro atteggiamenti e si è visto che chi li applicava aveva maggiore successo nelle relazioni rispetto a prima.

Quindi ad oggi mi sento di dire a coloro che frequentano i miei corsi di TMNS che il “Saperci Fare” è in assoluto il pilastro più importante del successo in riabilitazione.

Tutto ciò ovviamente considerando anche gli altri due pilastri.

Perciò mi permetto sempre di invitare i colleghi che ho la fortuna di aiutare nella compilazione delle tesi a lavorare molto su se stessi, sulla consapevolezza dei propri atteggiamenti, del proprio linguaggio.

Per questo motivo nel percorso formativo in Terapia Manuale Neuro Sensoriale dedico al “Saperci Fare” un intero modulo.

In questo modulo mostro, in pratica, come un approccio adeguato al paziente faccia tutta la differenza del mondo.

Infatti la persona, quando si rivolge a noi, spesso sa molto del suo problema e ha anche iniziato percorsi terapeutici che non l’hanno soddisfatta appieno. Non ha ancora trovato chi sappia comprendere le vere cause del suo problema, in modo da condurlo per mano nel percorso di guarigione.

Per ottenere questo risultato bisogna lavorare sui tre pilastri, se no sarà come lavorare su di un tavolo cui è stata segata una gamba.

La consapevolezza di sé è la parola d’ordine del successo e dell’autonomia professionale!

Walter Riscossa

2 comments

  1. Che dire? Tutto condivisibile, forse un altro pilastro fondamentale è quello della consapevolezza di mettersi in gioco con umiltà e ascoltare gli altri.
    Purtroppo molte volte si frequentano corsi seminari con la convinzione che i relatori abbiano poteri paranormali, senza ricordarci che siamo per primi noi chiamati in causa a resettare le nostre convinzioni e ascoltare. Forse nel “Saperci Fare” un ruolo importante lo ricopre l’ascolto.
    Comunque ancora congratulazioni per il tuo progetto che, come una pianta, sta crescendo e inizia a dare i suoi frutti.

    1. Grazie Diego per le tue considerazioni.

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