Di fronte allo stress uomo e donna sono diversi

Da ormai qualche decennio sono stati introdotti concetti riguardanti l’essere umano che, se assolutamente corretti in ambito sociale, si rivelano molto meno corretti dal punto di vista della fisiologia. In particolare è stato introdotto il tema dell’uguaglianza tra uomo e donna in ogni segmento della vita che, ripeto, è più che giusto nell’idea ma non tiene conto delle differenze biologiche e fisiologiche tra il genere maschile e quello femminile.

Difatti esistono risposte differenti a determinati stimoli da parte dell’organismo femminile e da parte di quello maschile. Queste differenze sono la soluzione che nei millenni il sistema nervoso ha trovato utile per garantire la sopravvivenza della specie umana.

Nella mia attività professionale ho avuto modo di osservare come queste risposte, se non trovano un ambiente adatto ad esprimersi, tendono a diventare disfunzionali fino a generare patologie differenti tra uomo e donna.

La costante ripetizione e l’aumento dei casi di questo tipo ha iniziato a delineare un fenomeno che in molti chiamano “medicina di genere”.

Ad esempio l’uomo è più soggetto all’infarto rispetto alla donna, mentre la donna è in media più colpita dalle malattie autoimmuni.

Questo accade perché, perlomeno di fronte allo stess, uomo e donna sono biologicamente diversi.

Ora immagina un uomo ed una donna all’età della pietra. Entrambi vivevano in un ambiente fortemente pericoloso e svolgevano mansioni profondamente diverse.

L’uomo si occupava di cacciare, spesso da solo, per procurare il cibo. Per questo motivo il suo organismo produceva grandi quantità di testosterone, che possiamo definire come l’ormone dell’aggressività. Quest’ultimo aveva lo scopo di garantirgli, durante la lotta contro i nemici (animali o umani che fossero), maggiori possibilità di salvezza, rendendolo più pronto a reagire ad un’eventuale scontro fisico.

La donna, per contro, si occupava della prole e della caverna. Di fronte ad un pericolo aveva più possibilità di riuscire nel suo compito cercando “collaborazione” intorno a sé piuttosto che aggredendo il nemico. Per questo motivo il suo organismo produceva grandi quantità di un’ormone chiamato ossitocina, l’ormone dell’attaccamento.

Ora invece immagina una “tranquilla” mattinata in ufficio di un uomo e di una donna.

Appena entrati vengono entrambi aggrediti verbalmente dal capo.

Il cervello dell’uomo cosa farà secondo te? Sottoposto ad un forte stress, tenderà a fare ciò che per millenni ha funzionato: inizierà a produrre grandi dosi di testosterone. La risposta ormonale qui sembra andare nella giusta direzione rispetto allo stimolo aggressivo del capo.

La risposta è un’azione che possiamo definire “egocentrata”. L’uomo farà affidamento sulle sue stesse forze.

Il cervello della donna cosa farà invece? Di fronte ad un forte stress inizierà a produrre grandi dosi di ossitocina. La risposta ormonale femminile va in una direzione “sbagliata” rispetto allo stimolo ed è rivolta verso la ricerca di un’aiuto esterno che ovviamente non troverà.

In questa situazione sia l’uomo che la donna non avranno aiuti esterni, ma mentre per il sistema ormonale dell’uomo questo è “fisiologico”, per quello della donna è “non fisiologico” e genererà maggiore stress.

Ti sarà chiaro, perciò, come questa differenza farà si che un lavoro ad alta competitività (e aggressività, perlomeno psicologica) sia più dannoso alla donna che all’uomo.

Oggi sono passati migliaia di anni da allora e in occidente non viviamo certo nelle caverne. Nessuno attacca più i nostri cuccioli e nessuno va a caccia lottando contro animali feroci per procurarsi il cibo.

Eppure la risposta che il nostro sistema nervoso ha di fronte ad un disagio è sempre quello di allora: produrre testosterone oppure ossitocina.

Va detto, però, che anche il nostro cervello sta cercando di seguire le nuove mode, modificando le sue risposte.

Infatti diversi studi hanno dimostrato come, nell’ultimo ventennio, anche il cervello della donna sottoposta a stress sociali e lavorativi  cominci a produrre grandi quantità di testosterone che causano, ad esempio, il fenomeno sempre crescente della calvizie femminile e l’aumento costante della percentuale di casi d’infarto cardiaco.

Possiamo dire perciò che l’ambiente condiziona fortemente le risposte del nostro sistema nervoso e che queste risposte sono mediate da schemi acquisiti dai nostri antenati che continuamente si modellano sui nuovi stimoli ricevuti.

Perciò è importante la qualità dell’ambiente di lavoro e soprattutto la possibilità per l’uomo e per la donna di socializzare in maniera diversa durante l’attività lavorativa.

Mi sento quindi di proporti alcuni piccoli atteggiamenti e azioni che possono permetterti di gestire meglio lo stress da ufficio e migliorare notevolmente la tua qualità di vita.

Ovviamente saranno diversi nel caso tu sia un maschio oppure una femmina.

Se sei una donna e lavori in un open space, quando riesci, cerca di ritagliarti una piccola pausa in cui tu possa stare sola in un ambiente “protetto”. Cerca di capire le persone con cui puoi confidarti e fallo spesso. Senti, se puoi, una persona cara o manda un messaggio a qualcuno a cui vuoi bene durante l’orario di lavoro.

Questo abbasserà i tuoi livelli di stress e veicolerà l’ossitocina verso la giusta direzione.

Se sei un uomo, cerca quanto più spesso puoi di muoverti e di fare attività fisica. Se hai una pausa esci a camminare e magari a fare sport nella pausa pranzo. Cerca anche di respirare profondamente e lentamente ogni volta che lo ricordi.

Questo abbasserà i livelli di testosterone e ti renderà più lucido nelle scelte lavorative.

Questi piccoli accorgimenti ed altri che puoi cercare da solo, ora che sei consapevole, ti aiuteranno a sentirti davvero meglio durante la giornata e sopratutto al tuo ritorno a casa.

Per rendersi conto, se ancora non fossi convinto, che esistono differenze tra uomo e donna, basta che osservi una scolaresca alle elementari. I bimbi li vedrai impegnati a sfidarsi in un’avvincente partita organizzata sul momento con le porte fatte con costosi maglioni tanto cari alle loro mamme, rincorrendosi come se non ci fosse un domani.

Le bimbe potrai osservarle appartate, chiacchierando tra loro in gruppo e osservando ogni dettaglio della scena, eventualmente coalizzandosi a vicenda contro qualcuno ritenuto “pericoloso”.

Questa è la meravigliosa diversità che caratterizza la natura umana e che nulla ha a che vedere con la sacrosanta uguaglianza dei diritti. Credo, personalmente, che solo recuperando la nostra vera natura e non forzandola all’interno di stereotipi possiamo restare in salute a lungo.

Ti invito a raccontarmi nei commenti la tua esperienza al riguardo ed a condividere quali sono i modi con cui gestisci lo stress accumulato durante la giornata.

Walter Riscossa

2 comments

  1. Interessante il tuo articolo. Il problema è che la vita frenetica dei nostri giorni non ci permette di “scaricare”. Mille stimoli ovunque!!!!

    1. Grazie Raffaella per il tuo interesse, in effetti non è facile ma è meglio ritagliarci dei momenti per noi durante la settimana.

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