L’amigdala, il registratore delle sfighe

Tutti noi conosciamo l’hard disk del computer. In pratica un luogo dove vengono registrati i dati che abbiamo nel nostro computer e che riteniamo importanti per la sopravvivenza della nostra attività.

Ecco, anche il nostro cervello ha un suo hard disk. Questo si chiama amigdala ed è una piccola struttura a forma di mandorla. La sua funzione è quella di registrare le cose che ci accadono come se fosse una videocamera in alta definizione. Come ogni buona videocamera registra ogni dettaglio della scena che la persona si trova a vivere.

Se, ad esempio, un bambino tocca la pentola dell’acqua bollente, l’amigdala registra in alta qualità ogni dettaglio. L’odore presente in cucina, il vapore della pentola e ogni altro dettaglio utile a far sì che, molto rapidamente. la volta successiva il cervello sia in grado di dire: “pentola calda, dolore sicuro, stai alla larga”.

Quindi mi piace pensare all’amigdala come ad un registratore di “sfighe”.

Ogni volta che ci è accaduto qualcosa di traumatico o doloroso l’amigdala ha registrato tutto. Ma non solo, ha anche dato un comando ad un’altra parte del cervello (l’ippocampo) di ricordarsi per sempre di quel pericolo e di reagire rapidamente nel modo che in quel momento è stato utile per salvarci la vita.

Questo, se pensiamo, è geniale perché, se così non fosse, ci ustioneremmo con la pentola ogni volta (non avendone memoria) e solo dopo esserci bruciati tireremmo indietro la mano.

Quindi possiamo dire che il nostro agire (che va ricordato è prevalentemente automatizzato) è il risultato di decisioni prese in seguito a situazioni di disagio fisico o emotivo spesso in tenerissima età che non vengono più messe in discussione.

Ad esempio un bambino i cui genitori litigavano urlando avrà trovato utile ritirarsi in camera propria e tacere per poter meglio ascoltare. Ad oggi, da adulto, di fronte ad una situazione conflittuale tenderà a chiudersi in se stesso.

Il cosiddetto libero arbitrio, quindi, esiste di certo ma occorre sapere che è fortemente condizionato da ciò che l’amigdala ha registrato in passato.

Quindi, quando vogliamo che ci sia un cambiamento in un automatismo acquisito (postura non corretta, deglutizione non fisiologica, respirazione orale), dobbiamo in qualche modo informare l’amigdala che, fare ciò che noi vogliamo e riteniamo fisiologico, non sia più pericoloso in questo momento.

Solo così questa indicherà all’ippocampo di fare qualcosa di nuovo e di diverso.

L’amigdala è sempre molto reattiva quando noi viviamo la nostra vita quotidiana mentre tende a “spegnersi” in determinate situazioni. Queste situazioni sono presenti solo quando raggiungiamo un forte stato di rilassamento (ad esempio la sera, mentre stiamo scivolando nel sonno o quando ascoltiamo della musica classica).

Dal punto di vista terapeutico quindi dobbiamo sapere che tutte le tecniche (come ad esempio la T.M.N.S.) che permettono al paziente di raggiungere questo stato (definito alfa) sono le più efficaci per poter generare un vero e duraturo cambiamento sulla postura o sulla respirazione.

Walter Riscossa

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