Perché il puma non ha la gastrite

L’uomo è l’animale più strano che esista. Tutti gli altri esseri viventi crescono e si sviluppano in un determinato ambiente, mangiano gli stessi alimenti da sempre, seguono determinate regole di accoppiamento e agiscono in relazione al loro istinto. Sono stati progettati dalla natura in un certo modo e ne rispettano l’equilibrio.

Per questo motivo, vista la loro bassa adattabilità, se l’ambiente intorno a loro muta troppo rapidamente questi ultimi tendono ad emigrare o ad estinguersi.

L’uomo, al contrario, ha una potente arma a sua disposizione: il cervello e la corteccia. Questo affascinante insieme di tessuto nervoso ad altissima specializzazione ha permesso alla nostra specie di adattarsi a qualsiasi clima o condizione in modo rapido ed efficace, fin dagli albori della storia. Fa strano pensare che, senza aver necessariamente bisogno della rivoluzione industriale o della nanotecnologica, fin dall’età della pietra abbiamo trovato uomini nei desolati deserti africani o mediorientali, nelle steppe russe o nelle giungle equatoriali.

Questo magistrale strumento di adattamento, che ci permette di ragionare e parlare ha però un’altra faccia della medaglia. La sua capacità di immaginare e creare soluzioni nuove, non esistenti in natura, porta anche a rendere tali tutti i pensieri, le emozioni e le paure che possono giungere attraverso stimoli esterni e radicarsi nella nostra mente come il peggiore dei virus.

Dove voglio andare a parere, mi chiederai. Semplice, tutto questo mi interessa per introdurre il concetto di simpaticotonia e parasimpaticotonia.

L’animale passa la maggior parte del tempo in stato parasimpatico, ovvero in uno stato di rilassatezza, assenza di stress. In quel momento, prendiamo ad esempio un gatto o un cane, la bestiola sembra sonnecchiare tutto il tempo, muovendosi giusto per mangiare o per scroccare un po’ di coccole e attenzione dai padroni. Può accadere però che qualche stimolo esterno, percepito come un pericolo, venga intercettato dall’animale. In quel momento questo entra in stato simpaticotonico, o come preferisco definirlo io nello stato attacco/fuga.

Il corpo si tende, i muscoli diventano più reattivi assieme ai riflessi, il cervello schizza in piena fibrillazione e produce tutte le sostanze chimiche (ormoni) necessarie allo sforzo fisico utile ad aggredire un avversario o a scappare da una minaccia giudicata troppo grande. Questo stato è di breve durata e in genere si concretizza in un movimento fisico, come una lotta (contro un altro animale, ad esempio) o in una fuga. Poi, cane, gatto o qualsiasi altro animale, ritornano di nuovo in stato di quiete (parasimpaticotonia) per ricaricare le energie.

Il loro cervello, più semplice e istintivo del nostro, ha così il tempo di riprendersi da quel livello di stress, aiutato oltretutto dallo scarico di energia fisica che si è prodotto.

Questo, soprattutto nell’uomo moderno, non funziona così. Il problema è che la nostra mente è troppo complessa ed evoluta, perciò è capace di creare minacce e pericoli mentali che non si riallacciano per forza ad un pericolo immediato sul piano fisico reale.

Faccio qualche esempio per spiegarmi meglio: la paura dell’aereo, l’ansia di un esame importante o per una persona cara che crediamo in pericolo, una fobia, lo stress da troppo lavoro o ancora il giudizio sociale della comunità a cui apparteniamo. Tutti questi sono stimoli che il nostro cervello può giudicare sufficienti per passare da una fase parasimpaticotonica (necessaria per ricaricare le energie e ristabilire l’equilibrio nell’organismo) ad una simpaticotonica (dove, oltretutto, spesso, non ricolleghiamo il benefico scaricamento fisiologico attraverso un’attività fisica intensa).

Immagina il tutto come il soggiornare in una stanza dove regolare l’intensità della luce consente di osservare meglio i dettagli: l’animale vive in una stanza dalla luce soffusa per la maggior parte del tempo (non ci sono pericoli e non ha bisogno di vedere i dettagli) e solo per pochi momenti nella giornata la luce diventa molto intensa quando questa serve per vedere meglio un reale pericolo. L’essere umano vive in una stanza molto illuminata da una luce accecante per la maggior parte del tempo (percependo pericoli che sono generati dalla sua mente e non nell’ambiente) e solo per pochi istanti e talvolta quasi mai la luce si fa soffusa.

Questo fatto, alla lunga, passa dal solo aspetto psichico (stress e ansia) ad uno fisico. Tutte le volte che, per un motivo che è solo nella nostra mente, il nostro corpo produce tutte le sostanze chimiche (ormoni) necessarie ad uno scontro o ad una fuga, oltre che tendere i muscoli come se fossimo in pericolo, aumenta il rischio di creare problematiche a livello posturale e del sistema cardiocircolatorio.

Il fenomeno si avvertiva meno nel passato, dove la società non era così complessa e sedentarizzata come adesso. Anni fa si viveva di più all’aria aperta, soprattutto da piccoli. Gli svaghi, i giochi e anche le attività degli adulti erano più fisiche. Ma ora, in un mondo dove viviamo sempre più chiusi dentro casa o in un ufficio il problema è sempre più rilevante. Inoltre in una società competitiva e impaurita il sistema nervoso rimane sempre più “accecato” dalla luce che egli stesso produce per vedere o prevedere pericoli possibili.

Schematizzando possiamo dire che un’emozione (ad esempio la paura) genera la produzione di sostanze chimiche (ormoni) che a loro volta generano reazioni fisiche (tensione muscolare, tachicardia, ipertensione, insonnia). Queste reazioni fisiche, se non vengono utilizzate per fuggire o attaccare, sono mantenute nel tempo e generano molte delle patologie dell’uomo moderno che spesso vengono definite in maniera semplicistica come solo psicologiche.

Sempre più persone dipendono da farmaci antidolorifici o da continui trattamenti di fisioterapisti o altre figure a noi simili per sopperire ad una situazione patologica che è connessa in parte al nostro moderno stile di vita e in parte al nostro essere “umani” e non “animali”.

La T.M.N.S., attraverso la manipolazione del tessuto connettivo, è in grado di generare uno stato di riequilibrio a livello del sistema nervoso autonomo affinché la persona possa ricreare il corretto bilanciamento ormonale indispensabile per il proprio benessere psicofisico.

Walter Riscossa

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