Potenziare il motore o togliere il piede dal freno

Quante volte, dopo un duro allenamento o semplicemente una camminata in montagna, il mattino dopo ti sarà capitato di provare un dolore alle gambe, sulle cosce o sui polpacci?

Questo dolore è simile a quello provocato da un ematoma dopo un trauma e rende difficoltoso e “legnoso” il movimento.

Come per magia, però, al risveglio del terzo o quarto giorno è totalmente scomparso e quando torni ad allenarti hai la sensazione di essere più reattivo e di “funzionare” meglio. Se chiedi ad un vecchio allenatore ti dirà: “Tranquillo, è normale, è solo l’acido lattico”.

Ecco, ti do una notizia che potrebbe cambiare la tua vita: quel dolore non è provocato dall’acido lattico!

L’acido lattico viene in effetti prodotto durante un duro allenamento da parte di muscoli non allenati, ma viene smaltito nel giro di alcuni minuti. Il dolore che conosci, è invece provocato da una modificazione del tessuto connettivo, che in pratica si “strappa” per via del movimento intenso.

Ma che cos’è il tessuto connettivo?

Partiamo dall’assunto che più o meno tutti abbiamo dimestichezza con muscoli e ossa, ma la conoscenza del tessuto connettivo è in genere ristretta ai soli addetti ai lavori. Quindi non disperare se non ne conosci la funzione.

I muscoli ci permettono di muoverci, le ossa sostengono il nostro corpo e cosa farebbe questo tessuto connettivo?

Per anni si è creduto servisse solo a “incollare” tra loro le varie parti del nostro corpo. Questo perché fino al secolo scorso l’anatomia veniva studiata sul cadavere, dove il tessuto connettivo appare come una struttura che tiene insieme i pezzi del corpo e niente di più.

A partire dagli anni ’70 il tessuto connettivo è stato studiato dalla biologa Ida Rolf, che aveva intuito l’importanza di questa struttura e ha in seguito scritto un interessante libro sull’argomento, oltre ad aver messo a punto una tecnica riabilitativa.

Da ormai circa 10 anni, il dott. Guimbertau è in grado di effettuare, durante i suoi interventi, delle magnifiche riprese del tessuto connettivo nel soggetto vivente.

Se lo desideri, io te lo consiglio caldamente, puoi guardare i suoi video in francese o inglese su youtube a questi link:

https://www.youtube.com/watch?v=eW0lvOVKDxE&t=869s (inglese)
https://www.youtube.com/watch?v=L5rCuIYlr9o&t=4s (francese)

Questo studio ha permesso al tessuto connettivo di essere meglio compreso e analizzato, fino al punto da essere oggi considerato una struttura fondamentale per il buon funzionamento del corpo umano.

Cerchiamo di conoscerlo meglio. Si dice di lui che è ubiquo, ovvero che lo possiamo trovare ovunque: tra un organo e l’altro, ma anche tra due muscoli e certamente tra un muscolo ed un osso.

Per visualizzare come è fatto prova ad incollare due pezzi di cuoio tra loro con della colla tipo Bostik e dopo qualche minuto separali. Noterai che tra i due pezzi si sarà formato un reticolo filamentoso che consente di far scivolare le due parti reciprocamente.

Ecco questo è l’aspetto del tessuto connettivo.

Il tessuto connettivo ha la proprietà di modificare la sua densità ed è attraversato dal sistema arterioso, venoso linfatico e nervoso.

Proprio come succede ad una colla che si asciuga con il tempo, anche il tessuto connettivo, per varie cause, può “seccarsi” e quindi perdere la sua capacità di far scivolare reciprocamente le strutture tra loro e in pratica le va ad “incollare”.

Cioè il tessuto connettivo diventa “denso” e ciò che lo attraversa farà fatica a farsi strada.

Le cause più comuni di alterazioni del tessuto connettivo sono: interventi chirurgici, traumi fisici (colpi di frusta o distorsioni), tensioni muscolari mantenute nel tempo sia per motivi professionali che emozionali.

Per esempio, una persona che ha avuto un importante incidente in auto oppure chi è costretto a mantenere una posizione lavorativa statica per un tempo prolungato o magari chi serra i denti per lo stress durante le ore di sonno, potrà avere problemi di rigidità articolare e muscolare.

In presenza di una rigidità articolare e/o muscolare anche l’apporto di sangue e ossigeno nel distretto interessato sarà scarso ed il ritorno venoso e linfatico poco efficace, con la conseguenza che anche gli organi subire disturbi funzionali.

Alterazioni di densità del tessuto connettivo generano diverse problematiche, alcune di queste vengono catalogate come articolari e muscolari mentre altre come viscerali.

Vediamo un esempio pratico per chiarire meglio: un soggetto che rimane fermo al computer per diverse ore lavorando manterrà una tensione muscolare a riposo costante, cioè non contrarrà e rilasserà i muscoli in maniera alternata, come sarebbe fisiologico fare se svolgesse un’attività più dinamica.

Questa mancanza di movimento causerà una perdita di fluidità del tessuto connettivo, causando rigidità. Tale rigidità viene percepita e descritta dalla persona come “tensione muscolare”, difficoltà a ruotare la testa, tensione sulla mandibola o sulle tempie associata ad un movimento che via via diventa sempre più faticoso.

Sembra quasi che i muscoli si siano indeboliti.

Gli interventi riabilitativi spesso si focalizzano su rinforzo e stretching muscolare, con risultati che purtroppo si perdono dopo poco tempo.

Ciò accade perché il problema principale non è il muscolo debole o corto, ma il fatto che i muscoli hanno difficoltà nel movimento di scivolamento tra loro a causa del maggiore attrito generato dal tessuto connettivo diventato più denso.

Se osservi il video del dottor Guimbertau ti sarà facile comprenderlo.

Riassumendo, quando senti che fai fatica a fare un movimento non è sempre la forza muscolare che manca ma è troppo alta la resistenza che si oppone al movimento. È come se un meccanico, poiché l’auto fatica a muoversi, decidesse di migliorare la situazione potenziando il motore senza accertarsi prima che il freno a mano non sia inserito!

Il tessuto connettivo è il responsabile anche del mantenimento di quello che possiamo definire un buon aspetto esteriore.

Infatti anche a livello cutaneo nella zona del viso, a causa delle tensioni e dello stress, il tessuto connettivo tende a diventare meno fluido, conferendo alla pelle della persona un aspetto poco giovane e diminuendo l’espressività del volto.

I metodi riabilitativi come la TMNS, che agiscono direttamente sul tessuto connettivo, sono definite “tecniche dolci” dai pazienti che le seguono, perché utilizzano manipolazioni molto delicate che oltre a risultare efficaci risultano anche piacevoli.

A questo proposito puoi trovare interessante il mio articolo : “Perchè non faccio (quasi) niente: la legge del Minimo Stimolo”.

L’argomento trattato in questo articolo è molto vasto e non mancheranno occasioni per approfondirlo, anche al riguardo delle continue scoperte scientifiche in merito.

Ti invito intanto, se soffri di tensioni o dolori cervicali, nella zona della bocca, delle tempie, della mandibola e ti sembra che il tuo movimento sia sempre più difficile, a scrivermi un commento in fondo all’articolo oppure contattarmi ad info@tmns.ch.

Risponderò volentieri alle tue domande.

 

Walter Riscossa

2 comments

  1. Gent.mo Dott Riscossa
    le scrivo per dirle che questo sul tessuto connettivo è in assoluto il mio preferito tra tutti i suoi vari interessantissimi articoli.
    Una cosa non mi è chiara, al di là dell’intervento riabilitativo che immagino sia decisivo,
    cosa mantiene il tessuto connettivo fluido e in buona salute?
    cari saluti
    Valeria Corradino

    1. Buongiorno Valeria, grazie del tuo intervento sul blog.
      Il tessuto connettivo per le sue caratteristiche è influenzato da diversi fattori.
      Nel cercare di mantenerlo in buona salute occorre sapere che tende naturalmente a diventare più denso con l’immobilità ed il mantenimento di posizioni di tensione anche modesta. Tende invece a mantenersi meno denso quando facciamo un’attività fisica poco intensa. Sono ottime quindi tutte quelle attività come camminare, fare esercizio a corpo libero, praticare Yoga oppure Thai Chi.
      La consapevolezza del respiro aiuta poi a mantenere la muscolatura rilassata per cui anche le tecniche respiratorie sono indicate.

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